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Solitude creek

Jeffery Deaver

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KATHRYN DANCE È TORNATA. ED È IN TRAPPOLA.

Si era chiesto se avrebbe dovuto adoperarsi di più per scatenare l’orrore. Ma no, non c’era voluto altro. La gente era in grado di cancellare centinaia di anni di evoluzione in pochi secondi. Al Solitude Creek sta per iniziare un concerto rock. Le luci si abbassano, la batteria dà il tempo. Un paio di canzoni, e qualcosa non va. Nel piccolo locale affollato si addensa del fumo, e non c’è tempo di chiedersi cosa stia succedendo. La gente balza in piedi rovesciando sgabelli e tavoli, corre, cade, si ammassa alle uscite di sicurezza. Trovandole chiuse. Bloccate. Non tutti ne usciranno vivi. Siamo a Monterey, nella calda California centrale affacciata sull’oceano: l’assassino indossa gemelli Tiffany e scarpe Vuitton, è millimetrico nella sua ossessione, feroce nella lucidità, e si diverte a scatenare con freddezza l’inferno. Sceglie un luogo, pianifica nei dettagli l’attacco, si apposta: quello che vuole è stare a guardare le persone prese in trappola, vederle soccombere, come animali, all’istinto di sopravvivenza. Più nessuno d’ora in poi, che sia dentro un cinema, o in un ristorante, o nello spazio angusto della cabina di un ascensore, può ritenersi al sicuro. Ecco il nuovo caso del detective Kathryn Dance: una letale partita a scacchi che non consente la minima distrazione. Un impegno arduo, proprio ora che la donna è stata sospesa da un incarico importante, è alle prese con due figli adolescenti e le faccende del cuore sono sempre più impellenti. Un meccanismo perfetto costruito su svolte improvvise e colpi di scena ben congegnati, nel quale Dance si muove con il solito intuito e l’inconfondibile tecnica per giungere brillantemente alle verità più nascoste. Il nuovo thriller di Jeffery Deaver è l’ultima conferma di uno dei più grandi maestri contemporanei del genere. Bentornata, Kathryn.

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