Marcia dei 10.000 (60) (La)

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Postfazione di Alessandro Baricco

La marcia di ritorno di un esercito è forse l’aspetto più intimo e profondo di una guerra. Senofonte lo racconta con la precisione di un documentario in bianco e nero e con la profonda umanità dello scrittore.
Trovatosi a guidare la marcia di diecimila uomini attraverso pianure sterminate e monti impervi, fra peripezie e stenti inauditi, Senofonte, “senza essere né generale né comandante né soldato”, accetta il suo dovere e intanto consacra un libro allo smarrimento: la sua Anabasi diventa così esperienza collettiva, tanto da rimanere nella lingua come luogo comune per oltre duemilacinquecento anni.
Alessandro Baricco commenta questa selezione dell’opera di Senofonte mostrandoci tutta l’umanità di un esercito lacero e confuso: “Combattono nel nulla, per qualcosa che non sanno cosa sia, contro illeggibili nemici, al fianco di amici evanescenti ... Il valore resta l’unica risorsa con cui fare fronte al progressivo decomporsi delle certezze, e dei suggerimenti che l’esperienza poteva porgere. Il desiderio di guarigione, di ritorno a casa, rimane l’unica bussola in una terra senza coordinate”.
Senofonte non si lascia tentare dallo stile dell’epopea, non idealizza la posizione della sua parte: sa di essere alla testa di un esercito occupante in terra straniera, sa che la ragione sta dalla parte di quei barbari, e non dei suoi uomini civili. Un esercito che non sa più fin dove è vittima e fin dove è oppressore e uno scrittore che ne narra le vicende senza mistificazioni ci appaiono ancora oggi di urgente e drammatica modernità.

Postfazione di Alessandro Baricco

La marcia di ritorno di un esercito è forse l’aspetto più intimo e profondo di una guerra. Senofonte lo racconta con la precisione di un documentario in bianco e nero e con la profonda umanità dello scrittore.
Trovatosi a guidare la marcia di diecimila uomini attraverso pianure sterminate e monti impervi, fra peripezie e stenti inauditi, Senofonte, “senza essere né generale né comandante né soldato”, accetta il suo dovere e intanto consacra un libro allo smarrimento: la sua Anabasi diventa così esperienza collettiva, tanto da rimanere nella lingua come luogo comune per oltre duemilacinquecento anni.
Alessandro Baricco commenta questa selezione dell’opera di Senofonte mostrandoci tutta l’umanità di un esercito lacero e confuso: “Combattono nel nulla, per qualcosa che non sanno cosa sia, contro illeggibili nemici, al fianco di amici evanescenti ... Il valore resta l’unica risorsa con cui fare fronte al progressivo decomporsi delle certezze, e dei suggerimenti che l’esperienza poteva porgere. Il desiderio di guarigione, di ritorno a casa, rimane l’unica bussola in una terra senza coordinate”.
Senofonte non si lascia tentare dallo stile dell’epopea, non idealizza la posizione della sua parte: sa di essere alla testa di un esercito occupante in terra straniera, sa che la ragione sta dalla parte di quei barbari, e non dei suoi uomini civili. Un esercito che non sa più fin dove è vittima e fin dove è oppressore e uno scrittore che ne narra le vicende senza mistificazioni ci appaiono ancora oggi di urgente e drammatica modernità.

Commenti

Autore


  • Senofonte

    (Milano, 1986) ha conseguito la laurea magistrale in Filologia, letterature e civiltà del mondo antico presso l’Università Cattolica di Milano. Attualmente è dottoranda presso la Scuola Superior [...]


Caratteristiche


    • Marchio: Bur
    • Collana: VARIA
    • Prezzo: 4.90 €
    • Pagine: 120
    • Formato libro: 17 x 12
    • Tipologia: BROSSURA
    • Data di uscita:
    • ISBN carta: 9788817035095

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