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La macchina della morte

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siria: oltre il terrore islamico

la testimonianza che ha sconvolto l’europa “L’ISIS esibisce i suoi crimini sui social network. Assad li occulta nelle camere di tortura”

Nel 2011, con l’inizio delle proteste contro il regime siriano di Bashar al Assad, César ­– questo il nome in codice – e i suoi colleghi agenti militari ricevono l’ordine di fotografare i corpi delle persone morte nelle strutture di detenzione gestite dall’esercito. Sono i cadaveri degli oppositori al regime arrestati nel corso delle manifestazioni di protesta. César decide di copiare di nascosto molte delle fotografie e conservarle in modo sicuro, per aiutare i parenti delle vittime a conoscere la verità sulla sorte dei loro cari. Dopo due anni però i timori per la sua incolumità e quella dei suoi familiari lo hanno spinto a lasciare il Paese e cercare asilo in Europa. A Foreign Affairs, Assad ha dichiarato: “Chi ha scattato queste foto? Chi è quest’uomo? Nessuno lo conosce. Nulla di tutto ciò è stato provato”. La testimonianza di César, arricchita da documenti e informazioni inedite, sta cambiando in queste ore il corso della storia.