Facciamolo a skuola

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Questa è la storia dei Peter Pan dell’era digitale.
Bimbi sperduti, anche se dormono sotto il nostro tetto.
È cominciata in un Paese di cui sappiamo poco, che ha un nome breve e tronco, web. C’era una volta, e c’eravamo tutti, ma subito ci siamo addormentati, senza ascoltare il resto della storia. In questa storia, i buoni sono pochi. E tra i cattivi ci siamo pure noi.

“Per tutto questo è successo che ho cominciato a fargliele toccare, le mie tette, a quelli là. A scuola mia.
A ricreazione. Al cesso. Secondo piano a destra, vicino alla mia classe, terza A.
Tre euro a palpata, mica tanto...
Quando è successo, avevo tredici anni.
Adesso ne ho quattordici, respiro, parlo, mangio, dormo, cammino, mi chiamo sempre Nina. Nessuno lo sa, che sono morta. Da fuori non si vede.
Nessuno se n’è accorto. È il mio segreto.”

Frequentano le scuole medie o i primi anni del liceo. Giocano al fast sex: sesso occasionale, divorato come un cheeseburger, in fretta, più o meno avidamente, ignorando che resterà sullo stomaco, che non andrà mai giù. Lo fanno sul web, nelle discoteche, soprattutto nelle scuole.
È un rito trendy. Si fa. È un esorcismo collettivo.
Serve per ammortizzare la vertigine del vuoto, tenere a bada la noia, segnalarsi, disperdersi in una sostanza liquida, lasciarsi andare alla deriva per forza d’inerzia, senza scegliere.
Così i quasi bimbi vendono e comprano corpi per pochi euro, per una ricarica, per un aiuto nei compiti, per una scommessa, per realizzare un filmato da caricare in Rete.
Rincorrono compulsivamente le iperboli di tutti i loro desideri: denaro e successo. Il corpo femminile è un oggetto di carne da sfruttare.
Il sesso è una fusione a freddo. Sono irretiti da sogni ciarlatani. Intossicati da una brodaglia di messaggi rancidi. Accuditi dai media, dal mercato, dal web, soli in balìa di un cortocircuito tra cattivi esempi pubblici e privati, omissioni formative e affettive.
Talvolta, poi, il gioco della piccola escort e del baby utilizzatore sconfina nello stupro.
Dopo Ho 12 anni faccio la cubista mi chiamano principessa (quattordici edizioni) e L’età indecente, Marida Lombardo Pijola, in un altro libro choc, esplora nuovamente il mondo segreto dei ragazzini. Lo fa attraverso l’intensa narrazione di una storia vera e drammatica, quella della tredicenne Nina. Attraverso le voci e le foto dei ragazzini intercettate sul web.
Attraverso l’analisi documentata di un fenomeno che sta dilagando alla velocità della Rete, a ogni latitudine e in ogni ambiente sociale, in un sottosuolo di riti e pensieri quasi del tutto sconosciuti al mondo degli adulti.

Questa è la storia dei Peter Pan dell’era digitale.
Bimbi sperduti, anche se dormono sotto il nostro tetto.
È cominciata in un Paese di cui sappiamo poco, che ha un nome breve e tronco, web. C’era una volta, e c’eravamo tutti, ma subito ci siamo addormentati, senza ascoltare il resto della storia. In questa storia, i buoni sono pochi. E tra i cattivi ci siamo pure noi.

“Per tutto questo è successo che ho cominciato a fargliele toccare, le mie tette, a quelli là. A scuola mia.
A ricreazione. Al cesso. Secondo piano a destra, vicino alla mia classe, terza A.
Tre euro a palpata, mica tanto...
Quando è successo, avevo tredici anni.
Adesso ne ho quattordici, respiro, parlo, mangio, dormo, cammino, mi chiamo sempre Nina. Nessuno lo sa, che sono morta. Da fuori non si vede.
Nessuno se n’è accorto. È il mio segreto.”

Frequentano le scuole medie o i primi anni del liceo. Giocano al fast sex: sesso occasionale, divorato come un cheeseburger, in fretta, più o meno avidamente, ignorando che resterà sullo stomaco, che non andrà mai giù. Lo fanno sul web, nelle discoteche, soprattutto nelle scuole.
È un rito trendy. Si fa. È un esorcismo collettivo.
Serve per ammortizzare la vertigine del vuoto, tenere a bada la noia, segnalarsi, disperdersi in una sostanza liquida, lasciarsi andare alla deriva per forza d’inerzia, senza scegliere.
Così i quasi bimbi vendono e comprano corpi per pochi euro, per una ricarica, per un aiuto nei compiti, per una scommessa, per realizzare un filmato da caricare in Rete.
Rincorrono compulsivamente le iperboli di tutti i loro desideri: denaro e successo. Il corpo femminile è un oggetto di carne da sfruttare.
Il sesso è una fusione a freddo. Sono irretiti da sogni ciarlatani. Intossicati da una brodaglia di messaggi rancidi. Accuditi dai media, dal mercato, dal web, soli in balìa di un cortocircuito tra cattivi esempi pubblici e privati, omissioni formative e affettive.
Talvolta, poi, il gioco della piccola escort e del baby utilizzatore sconfina nello stupro.
Dopo Ho 12 anni faccio la cubista mi chiamano principessa (quattordici edizioni) e L’età indecente, Marida Lombardo Pijola, in un altro libro choc, esplora nuovamente il mondo segreto dei ragazzini. Lo fa attraverso l’intensa narrazione di una storia vera e drammatica, quella della tredicenne Nina. Attraverso le voci e le foto dei ragazzini intercettate sul web.
Attraverso l’analisi documentata di un fenomeno che sta dilagando alla velocità della Rete, a ogni latitudine e in ogni ambiente sociale, in un sottosuolo di riti e pensieri quasi del tutto sconosciuti al mondo degli adulti.

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Autore


  • Marida Lombardo Pijola

    Marida Lombardo Pijola è giornalista, inviata speciale a “Il Messaggero”. Per Bompiani ha scritto Ho 12 anni faccio la cubista mi chiamano principessa. Storie di bulli, lolite e altri bimbi (2007 [...]


Caratteristiche


    • Marchio: Bompiani
    • Genere e argomento: Politica e Attualità
    • Collana: ASSAGGI
    • Prezzo: 3.90 €
    • Pagine: 216
    • Formato libro: 20 x 14
    • Tipologia: BROSSURA
    • Data di uscita:
    • ISBN carta: 9788845268120
    • ISBN E-book: 9788858704882

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