Michelangelo Buonarroti



Biografia

(Caprese, 6 marzo 1475 - Roma, 18 febbraio 1564) si formò nella scuola di scultura del Giardino laurenziano di San Marco a Firenze. Il suo primo capolavoro, il gruppo della Pietà Vaticana, vide la luce a Roma sul finire del secolo. Legato alla repubblica per spirito e tradizione famigliare, nel 1504 scolpì il simbolo politico-religioso della libertà fiorentina, il David. Sono gli anni dei suoi primi tentativi poetici, un’attività condotta fin quasi alla morte con ispirazione autentica e insopprimibile. Nel 1505 Giulio II gli commissionò la propria tomba (di cui restano il cenotafio di San Pietro in Vincoli col Mosè e le statue non finite dei Prigioni). Tre anni dopo lo stesso Papa gli affidò l’affresco della volta della Cappella Sistina, il cui esito lo consacrerà grandissimo pittore. Caduta la repubblica fiorentina, lavorò per i papi Medici, Leone X e Clemente VII, progettando una facciata per la chiesa di San Lorenzo e realizzando parzialmente le tombe di famiglia nella Sagrestia Nuova. Nel 1534 lasciò Firenze e si stabilì a Roma. Per il nuovo papa, Paolo III, completò gli affreschi della Sistina col Giudizio universale. In quegli anni conobbe personaggi che a vario titolo ispirarono le sue poesie: il giovane Tommaso Cavalieri, i fuorusciti fiorentini Donato Giannotti e Luigi del Riccio e la poetessa Vittoria Colonna. Fu celebrato, unico artista vivente, nelle Vite del Vasari, il quale, su istanza del duca Cosimo, tentò invano di riportarlo a Firenze. Nei suoi ultimi anni lavorò alla cosiddetta Pietà Bandini e alla sua morte si trovò, incompiuta, la Pietà Rondanini.

Michelangelo Buonarroti

(Caprese, 6 marzo 1475 - Roma, 18 febbraio 1564) si formò nella scuola di scultura del Giardino laurenziano di San Marco a Firenze. Il suo primo capolavoro, il gruppo della Pietà Vaticana, vide la luce a Roma sul finire del secolo. Legato alla repubblica per spirito e tradizione famigliare, nel 1504 scolpì il simbolo politico-religioso della libertà fiorentina, il David. Sono gli anni dei suoi primi tentativi poetici, un’attività condotta fin quasi alla morte con ispirazione autentica e insopprimibile. Nel 1505 Giulio II gli commissionò la propria tomba (di cui restano il cenotafio di San Pietro in Vincoli col Mosè e le statue non finite dei Prigioni). Tre anni dopo lo stesso Papa gli affidò l’affresco della volta della Cappella Sistina, il cui esito lo consacrerà grandissimo pittore. Caduta la repubblica fiorentina, lavorò per i papi Medici, Leone X e Clemente VII, progettando una facciata per la chiesa di San Lorenzo e realizzando parzialmente le tombe di famiglia nella Sagrestia Nuova. Nel 1534 lasciò Firenze e si stabilì a Roma. Per il nuovo papa, Paolo III, completò gli affreschi della Sistina col Giudizio universale. In quegli anni conobbe personaggi che a vario titolo ispirarono le sue poesie: il giovane Tommaso Cavalieri, i fuorusciti fiorentini Donato Giannotti e Luigi del Riccio e la poetessa Vittoria Colonna. Fu celebrato, unico artista vivente, nelle Vite del Vasari, il quale, su istanza del duca Cosimo, tentò invano di riportarlo a Firenze. Nei suoi ultimi anni lavorò alla cosiddetta Pietà Bandini e alla sua morte si trovò, incompiuta, la Pietà Rondanini.

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